Marcuse e Benjamin: la denuncia delle contraddizioni del presente

            MARCUSE E BENJAMIN: LA DENUNCIA DELLE CONTRADDIZIONI                           DEL PRESENTE  



Marcuse e Benjamin, legati alla Scuola di Francoforte, offrono una critica radicale della società moderna, denunciando la repressione e proponendo vie di emancipazione.


MARCUSE

LA REPRESSIONE DELL'INDIVIDUO NELLA CIVILTA' INDUSTRIALE

In Eros e civiltà (1955), Marcuse combina Freud e Marx per spiegare come la civiltà industriale imponga una repressione eccessiva (repressione addizionale) degli istinti umani. L’individuo è ridotto a “essere-per-la-produzione”, soggetto al principio della prestazione. La sessualità è ridotta a funzione procreativa e utilitaria, e la repressione è interiorizzata dagli stessi individui.


LE POSSIBILI VIE PER SUPERARE LA REPRESSIONE 

Marcuse individua tre possibili strade di liberazione:
  1. Arte: simbolizzata da Orfeo, è creatività non alienata, veicolo di utopia e libertà.
  2. Eros: inteso come forza originaria e sovversiva, opposta all’omologazione sessuale imposta dal sistema.
  3. I nuovi soggetti rivoluzionari: in L’uomo a una dimensione (1964), Marcuse individua nei marginalizzati (esclusi, perseguitati, disoccupati) la potenziale forza rivoluzionaria, in grado di realizzare il “Grande rifiuto” del sistema capitalistico. Anche se utopica, questa prospettiva è per Marcuse necessaria.


BENJAMIN 

IL BISOGNO DI EMANCIPAZIONE DELL'UOMO

Benjamin, vicino alla Scuola di Francoforte, interpreta la filosofia come critica della società alienante e come espressione del bisogno di felicità. Rifiuta le visioni sistematiche e le strategie riformiste. La sua visione è tragica: il presente è dominato da forze totalitarie, e la speranza risiede in un “salto” rivoluzionario, una rottura storica ispirata dalla memoria del passato. La salvezza, però, non è garantita: si tratta di un atto messianico e imprevedibile, legato alla fede più che alla razionalità.


L'ARTE NELL'EPOCA DELLA RIPRODUCIBILITA' TECNICA 

Nel saggio L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica (1936), Benjamin mostra come la tecnica distrugga l’“aura” dell’opera d’arte tradizionale, rendendola accessibile alle masse. Ciò democratizza l’arte e trasforma ogni spettatore in potenziale autore.


I NUOVI ORIZZONTI DELL'ARTE 

Benjamin non celebra ingenuamente la tecnica, ma evidenzia come essa rompa con l’arte borghese ed elitaria. La riproducibilità consente una fruizione collettiva e attiva, e conferisce all’arte un valore politico: il suo potenziale rivoluzionario risiede nella possibilità di mobilitare le masse contro l’ordine dominante. L’arte moderna diventa così un mezzo per sovvertire la realtà e aprire spazi per la felicità futura.

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