Le vie di liberazione dal dolore dell’esistenza


LE VIE DI LIBERAZIONE DAL DOLORE DELL’ESISTENZA 


UN’AUTODISTRAZIONE LIBERATORIA 

Schopenhauer individua nell’arte, nella morale e nell’ascesi le tre vie principali per liberarsi dal dolore dell’esistenza. Il fine ultimo è l’annullamento della volontà, che sradica il desiderio e interrompe la catena dei bisogni che alimentano la sofferenza.


L’ESPERIENZA ESTETICA 

L’arte costituisce la prima forma di liberazione: osservando un’opera, leggendo un libro o ascoltando musica, l’uomo dimentica se stesso, il proprio dolore e i legami con la causalità.  

- L’arte è contemplazione disinteressata e permette di osservare la realtà nella sua dimensione ideale, sospendendo il desiderio e attenuando l’influenza della volontà.  

- La tragedia, per esempio, oggettiva il dolore, mostrando che è universale e non solo individuale, aiutando così a superare la propria sofferenza personale.  

- La musica, in particolare, è l’espressione più immediata della volontà, indipendente dal mondo fenomenico, capace di catarsi e distacco dalla realtà.  


LA MORALE

L’arte, pur importante, offre solo un sollievo temporaneo. Una liberazione più duratura viene dalla morale, che consente di oltrepassare le manifestazioni della volontà con un impegno pratico verso il prossimo.  

- La morale aiuta a superare il principio di individuazione, facendo riconoscere negli altri un’espressione della stessa volontà universale.  

Si manifesta in due forme:  

  • La giustizia, che impone di non ledere gli altri.  
  • La carità, basata sulla compassione, che porta a un amore disinteressato e all’eliminazione dell’egoismo.  

Le virtù morali limitano la volontà individuale, ma non la annullano completamente.  


L’ASCESI

La vera liberazione si raggiunge con l’ascesi, che comporta una sistematica mortificazione degli istinti e dei bisogni, fondata sull’orrore per la volontà di vivere.  

L’ascesi pratica la noluntas, cioè la negazione radicale della volontà, attraverso:  

  • La castità
  • La rinuncia ai piaceri
  • Virtù ascetiche come umiltà, digiuno, povertà e rassegnazione

L’obiettivo finale non è un’unione con Dio, come nel cristianesimo, ma il nirvana buddista, ossia la conquista del nulla.  


IL PRINCIPIO DELLA NOLUNTAS 

Il nulla di cui parla Schopenhauer è relativo: non rappresenta una realtà positiva, ma la negazione del mondo e della volontà di vivere con il suo carico di dolore.  

Per il saggio che raggiunge questo stadio, il nulla non è la morte, ma una condizione di serenità totale, in cui si dissolvono il dolore, le catene del mondo e la distinzione tra soggetto e oggetto.

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