Heidegger e il problema dell'"esserci"

                  IL HEIDEGGER E IL PROBLEMA                               DELL'"ESSERCI"



Heidegger affronta il problema del senso dell’essere interrogando l’uomo, ente privilegiato, che dà significato al mondo attraverso la propria libertà e progettualità.


GLI STUDI E L'ORIGINALE INTERPRETAZIONE DELLA FENOMENOLOGIA 

Heidegger si forma tra studi teologici e scientifici, influenzato da Brentano e Husserl. Ottiene la libera docenza nel 1915 e diventa assistente di Husserl nel 1919. Insegna a Marburgo, dove pubblica Essere e tempo (1927), segnando il distacco dal maestro con un’originale applicazione della fenomenologia. Ebbe tra i suoi allievi Gadamer, Löwith e Arendt. Nel 1933 aderisce al nazismo e diventa rettore a Friburgo, ma si dimette l’anno successivo. Da allora si dedica esclusivamente alla filosofia.


LA PRESA DI DISTANZA DAI TEMI ESISTENZIALISTICI 

Negli anni ’30 Heidegger abbandona l’esistenzialismo per concentrarsi sull’ontologia, una svolta nota come Kehre. Nella Lettera sull’umanismo (1947) rifiuta l’esistenzialismo sartriano. Dopo l’interruzione dell’insegnamento nel 1946, torna a tenere corsi nel 1950 e si ritira definitivamente nel 1955. Muore nel 1976.


LA DOMANDA SULL'ESSERE 

Heidegger va oltre Husserl: l’essere non è una “cosa”, ma ciò da cui emergono tutti gli enti. La filosofia deve chiarirne il senso, interrogando l’unico ente che se ne interroga: l’uomo. L’intenzionalità è interpretata come relazione concreta tra uomo e mondo.


IL CARATTERE PROPEDEUTICO DEGLI INTERROGATIVI SULL'UOMO 

In Essere e tempo, Heidegger indaga l’esistenza umana per poi risalire all’essere. La cosiddetta “svolta” non cambia il tema centrale (l’essere), ma solo il punto di vista: dall’analisi dell’uomo a un approccio ontologico diretto.


L'UOMO COME "ESSERCI" E POSSIBILITA'

L’“esserci” (Dasein) è il modo d’essere dell’uomo: condizionato ma libero, sempre proteso in avanti. L’esistenza è possibilità e scelta, non determinazione. L’uomo è “essere-nel-mondo”, relazione concreta tra soggetto situato e il suo mondo.


LA QUOTIDINAITA' E L'USO DEGLI OGGETTI 

Nel quotidiano, gli oggetti appaiono come strumenti. Il mondo ha senso in quanto apertura al soggetto e in relazione ai suoi progetti. Gli oggetti rimandano sempre a un contesto funzionale (es. chiodo → martello → legno → costruzione). La totalità strumentale costituisce la base del significato.


LA COMPRENSIONE E IL "CIRCOLO ERMENEUTICO"     

L’uomo comprende le cose interpretandole secondo pre-comprensioni. Ogni significato particolare è colto dentro un contesto più ampio, che a sua volta viene modificato dalla nuova interpretazione. Il processo è continuo e reciproco tra soggetto e oggetto.


IL MODO D'ESSERE DELLA CURA 

L’esistenza è prendersi cura del mondo e degli altri, in funzione di progetti. La “cura” implica intenzionalità e temporalità. L’uomo può vivere in due modi:

  • Inautentico: adesione passiva al contesto storico-sociale, alla mentalità comune. Il mondo è dato come insieme di strumenti già significati.
  • Autentico: l’uomo sceglie consapevolmente la propria esistenza, assumendo la responsabilità del suo progetto.


IL PASSAGGIO ALL'ESISTENZA AUTENTICA 

L’accesso all’autenticità è possibile grazie all’angoscia, distinta dalla paura. L’angoscia rivela l’essere dell’uomo, sottraendolo alla visione inautentica e aprendo la possibilità di una vita più vera e responsabile.

Commenti

Post popolari in questo blog

Hannah Arendt

Marcuse e Benjamin: la denuncia delle contraddizioni del presente

L'uomo nuovo e il superamento del nichilismo: il fanciullo